Quando campo e avversario non fanno più la differenza

La storica vittoria del Franchi di sabato sera ha certamente ridato entusiasmo all’ambiente granata, demoralizzatosi dopo la brutta debacle interna contro lo Spezia di Luca Gotti. La perla all’incrocio di Miranchuk ha infatti permesso ai ragazzi di mister Jurić di superare il giro di boa con 26 punti in classifica, ma soprattutto di tornare a volgere il proprio sguardo (seppur ancora in maniera molto timida) verso la “zona Europa”, da qualche giorno meno distante a seguito della recente (e pesante) penalizzazione inferta alla Juventus per il “caso plusvalenze”.

Ora, facendo un rapido confronto con il girone di andata dello scorso campionato si potrebbe tranquillamente affermare come l’attuale andamento del Torino sia per certi versi molto simile a quello della passata stagione. Tuttavia, è soltanto analizzando con maggior attenzione alcuni dati che emerge con estrema chiarezza quanto e come il fattore campo abbia inciso in modo differente sul rendimento dei granata.

La scorsa stagione infatti, al termine della 19ª giornata, i ragazzi di Jurić avevano espresso il loro miglior calcio fra le mura amiche. Lo dimostra il loro ruolino di marcia: 7 vittorie, di cui 6 in casa ed 1 in trasferta, 8 sconfitte (una in più rispetto a quest’anno), di cui 2 in casa e 6 in trasferta e 4 pareggi (uno in meno rispetto a quest’anno), di cui 2 in casa e 2 in trasferta.

Quest’anno invece giocare in casa o in trasferta non sembra fare più alcuna differenza per il Torino, che finora ha totalizzato 3 vittorie casalinghe, cui vanno sommati altrettanti pareggi e sconfitte, mentre fuori casa ha raccolto 3 successi, 2 pareggi e 4 sconfitte.

Un altro aspetto interessante riguarda il livello degli avversari contro i quali sono arrivati i successi più importanti, ma anche quelli contro i quali sono arrivati i risultati più deludenti.

A tal proposito, lo scorso anno si è dovuto attendere il girone di ritorno per vedere i granata riuscire a strappare punti importanti contro le big del campionato, mentre quest’anno i ragazzi di Jurić hanno già pareggiato contro Lazio e Roma, ma soprattutto vinto contro il Milan campione d’Italia (addirittura due volte se si considera anche la Coppa Italia).

Dall’altro lato però, le inaspettate battute d’arresto contro Bologna, Salernitana, Empoli, Sassuolo, Verona e Spezia pesano come macigni. Ognuna di queste partite (primi tempi con Empoli e Salernitana a parte) condivide inoltre lo stesso leitmotiv: un Toro scarico fisicamente, confuso nelle idee, disattento in occasione dei gol subiti, spesso arruffone in fase di manovra, ma soprattutto incapace di offendere l’avversario per buona parte del match.

Sembra quasi che l’efficacia del gioco dei granata sia direttamente proporzionale al livello dell’avversario.

Una delle possibili chiavi di lettura a questo problema è stata proposta proprio da mister Jurić, che nelle ultime conferenze stampa ha più volte ribadito il fatto che “questo gruppo più di così non può ottenere”, lanciando di fatto una frecciatina nemmeno troppo indiretta alla società, la quale adesso è chiamata a rispondere sul mercato (e in tal senso i prossimi giorni saranno decisivi).

Inoltre, è dal ritiro in Austria che il tecnico croato sottolinea come a questo Toro manchi fisicità, e in tal senso le partenze estive di Belotti, Mandragora, Bremer e Pobega (colonne portanti della vecchio gruppo e giocatori di spessore tecnico e fisico non indifferente) hanno di fatto costretto il mister ed il suo staff tecnico a ripensare al modo di fare calcio del Torino, ora molto più votato al gioco palla a terra.

Eppure gli arrivi di Vlašić, Miranchuk e Radonjić, che nelle intenzioni della società avrebbero dovuto portare in dote alla squadra molta più qualità tecnica, non hanno finora sortito del tutto gli effetti sperati. Un dato che in questo senso aiuta a comprendere meglio quanto appena sostenuto è quello relativo ai gol segnati in questa stagione dai granata, che finora hanno trovato la via della rete soltanto 19 volte, il che vuol dire che mediamente segnano un solo gol a partita. Troppo poco per una squadra che dovrebbe fare del calcio propositivo il suo punto di forza.

Ma questo Jurić lo sa. Il punto è che, a ragion veduta, il mister non sembra essere ancora riuscito a metter mano al problema, e probabilmente (come da lui stesso sottolineato) in questo momento non dispone nemmeno degli uomini adatti a farlo. Certamente gli infortuni di Pellegri, Lukić, Lazaro, Aina e Ilkhan hanno ulteriormente complicato le cose, andando ad accorciare una rosa di per sé già poco profonda. Ma adesso servono idee sul mercato, ed in fretta, perché questa squadra e questo allenatore, nonostante i tanti incidenti di percorso, meritano la possibilità di competere fino a fine stagione per un obiettivo importante, che sia l’Europa o la Coppa Italia.

[Fonte foto: Footballnews24.it]

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