Venezia-Torino 1-1: l’analisi della gara

Un po’ a sorpresa Juric preferisce Lukic a Mandragora in mezzo al campo; davanti, invece, il tecnico granata non ha opzioni credibili viste che, alle persistenti assenze di capitan Belotti e Praet, si è aggiunta in settimana anche quella di Pjaca.

Il Venezia perde Caldara per influenza e schiera Okereke nel tridente offensivo.

A differenza delle ultime due prestazioni esaltanti, il Torino si ritrova ad affrontare una squadra che lo aspetta in 11 dietro la linea della palla: senza Praet e Pjaca, è Brekalo l’uomo deputato a creare la superiorità numerica.

Lo spartito è evidente: i granata sono costretti a fare la partita, perchè il Venezia ha il baricentro al limite della propria area.

I lagunari ripartono velocemente e il Torino soffre particolarmente la vivacità di Okereke che va vicino al vantaggio nell’unica palla gol del primo tempo.

I granata sono visibilmente meno brillanti delle partite precedenti ma mantengono il controllo della gara pur non rendendosi mai pericolosi; i trequartisti non saltano mai l’uomo e le sponde di Sanabria non sono mai preda dei centrocampisti granata.

La svolta arriva al primo vero dribbling della partita, ad inizio ripresa: Singo supera Schnegg con una facilità irrisoria e appoggia dietro per Brekalo, per il più facile dei gol.

Il croato, al primo gol in serie A, esulta sotto la Maratona itinerante.

I granata sono ora in controllo del match ma non affondano: Juric azzera immediatamente il rischio di un doppio giallo a Pobega, sostituendolo con Mandragora.

Il Venezia non accelera ma trova il pari grazie all’ennesimo errore da matita blu di Djidji, al secondo rigore conceso in 4 giorni: il francese, già ammonito, viene giustamente sanzionato col secondo giallo lasciando i granata in 10 per gli ultimi minuti.

Una delle regole non scritte del calcio è al solito una sentenza per il Torino, con Aramu che sigla il suo primo gol in serie A.

In inferiorità numerica, la squadra di Juric non soffre ma rischia al 95, quando una punizione di Kiyine è sventata di istinto da Savic; sul ribaltamento di fronte, Mandragora perde la lucidità necessaria per battere Maeenpee dopo 70 metri di corsa in solitaria.

Sarebbe stata una vittoria pesantissima e sporca, di quelle che il Torino storicamente fatica a portare a casa.

 

COSA HA FUNZIONATO

L’identità dei granata è chiara: il Torino prova a fare la partita con chiunque ma senza tanti uomini di qualità ha fatto fatica a creare palle gol.

Pobega nel primo tempo ha dettato i tempi del pressing alzando la qualità delle giocate: il suo inserimento è sicuramente tra i più azzeccati degli ultimi anni.

Milinkovic Savic è atteso al varco da tifosi ed addetti ai lavori: il suo modo di vivere il ruolo è molto naif, e continua a non trasmettere sicurezza a chi lo vede dall’esterno.

Ma la respinta d’istinto al 95’ con l’area affollata da 21 uomini vale il punto dei granata

 

COSA NON HA FUNZIONATO

Oggi il Torino non è riuscito a ripetersi sugli stessi livelli di intensità dell’ultimo mese: la terza partita in 10 giorni e la mancanza di alternative in alcuni reparti chiave sono alibi piuttosto convincenti per Juric.

I trequartisti nel primo tempo hanno girato a vuoto non riuscendo a saltare l’uomo, nè ad essere efficaci nel recupero palla alto che era stata la vera arma delle ottime partite precedenti.

 

Purtroppo ci tocca ripetere quanto scritto quattro giorni fa: gli errori individuali, in un contesto di una squadra che sa come muoversi, continuano a costare punti pesanti.

 

fonte immagine TMW

Comments (1)

  1. Passo indietro rispetto alla Lazio ma ci sta viste le assenze. Ora calendario tosto

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